Di pidocchi, zapping e collaborazioni. Tutto in un post solo

Succede che le tue figlie hanno passato del tempo con alcuni amichetti, e che poi la loro mamma ti chiami preoccupata per avvisarti che al momento del bagno ha trovato sulle loro testoline i simpatici animaletti. E ovviamente a te tutto d’un tratto viene un prurito terribile alla testa e inizi a controllarti freneticamente tra i capelli per vedere se qualcuno degli innominabili parassiti abbia deciso di trattenersi a casa tua. Tiri fuori lo shampoo, la lozione, il pettinino e anche la bambolina vodoo, e costringi le nane a sottoporsi all’infernale trattamento, mentre il caratteristico odore di anice e liquirizia invade tutta la casa. Belli, quei capelli che restano unti anche dopo ventiquattro risciacqui; ma almeno si spera che il pericolo sia scongiurato.
E mentre tu sei lì che con piglio da miniaturista osservi i bulbi piliferi della prole, uno per uno, succede anche che sul telefono ti arrivi il messaggio che aspettavi da settimane: ora di rimettersi a scrivere.
Millecentoquattro battute per parlare di bambini e televisione, a piede libero. Cercando, magari, di dire anche qualcosa di sensato e intelligente, giusto per non perdere la faccia. Così forse quel corsivo non resterà l’unico. E allora mentre sei lì che passi il pettine a denti strettissimi in mezzo ai capelli, mentalmente digiti incipit, provi a comporre frasi spiritose ma al contempo profonde, e conti pure le battute. Spazi inclusi, naturalmente.
Insomma, questa è stata la mia domenica pomeriggio, e sono felice di dirvi che con oggi riprende la mia collaborazione con L’Unione Sarda, il maggiore quotidiano della Sardegna, per il quale mi onora avere la possibilità di scrivere qualcosa.
A voi spetta dirmi se questo qualcosa possa essere interessante. Dovendo scrivere di nani e piccolo schermo, ho scelto di parlare dello zapping e del perché penso sia importante insegnare ai nostri figli a non saltare in continuazione da un canale all’altro.

Aspetto, come sempre, i vostri pareri.

In viaggio coi bambini

E’ ricominciata la serie di articoli che sto scrivendo come mamma blogger, e che L’Unione Sarda sta generosamente ospitando nel suo inserto estivo. Oggi vi offro una riflessione sui viaggi con i bambini: momento felice o impresa impossibile? Negli ultimi anni la nostra famiglia ha viaggiato meno di quanto avrebbe desiderato, ma ogni spostamento è stato sempre un momento di grande spensieratezza e divertimento familiare. Penso che il segreto sia stata una programmazione molto child oriented, per cui abbiamo dosato le cose da grandi e quelle da bambini, trovando equilibri che facessero tutti contenti. Il secondo requisito importante per noi è viaggiare leggeri: mi stressa di più un’enorme valigia piena di tutto ciò che eventualmente, in casi particolari, mi potrebbe tornare utile, piuttosto che entrare in un negozio in terra straniera ed acquistare quell’oggetto che mi è venuto a mancare.
Vi invito a leggere l’articolo e a postarmi le vostre esperienze di viaggio con bambini!

L’insostenibile leggerezza dei bambini in vacanza

Continua la serie di articoli su L’Unione Sarda firmati da Mammadilettante.
Oggi ho fatto una riflessione su come, in trent’anni, le estati dei bambini sono cambiate. Le mie erano interminabili, lente, assaporate minuto per minuto. La sorte, benevolmente, mi ha dato una mamma insegnante, che era in vacanza quando lo ero io. I tempi sono radicalmente diversi oggi, e tra le vacanze di bambini e quelle degli adulti c’è spesso uno scollamento di numerose settimane.
Mi piacerebbe poter regalare alle nane un’estate lenta, perchè sono convinta che l’assenza di impegni sia per i bambini uno stimolo preziosissimo a sviluppare inventiva e fantasia, una parentesi per guardarsi dentro, scoprire nuovi interessi, maturare. 

Quello della lentezza non è per me un tema nuovo, ne avevo già parlato qui e anche qui, se vi va di rileggere qualcosa.
Come sempre, aspetto i vostri commenti. Come vivete la lunga estate dei vostri figli?

Il primo pianto del bambino: il mio articolo su L’Unione Sarda del 19 giugno

Ecco il mio articolo per le pagine Extra de L’Unione Sarda di ieri: un ricordo di come il primo pianto di mia figlia mi ha fatto realizzare, tutto in una volta, che ero diventata madre.
Le pagine per le quali ho scritto negli ultimi 4 mercoledì adesso vanno in vacanza, quindi nei prossimi giorni ricomincerò con i post “classici” sul blog, felice di essermi goduta per 4 volte l’emozione di vedere la mia firma sul giornale.

L’importanza di far dormire i nani… il mio articolo su L’Unione Sarda

Per tutti quelli che, troppo lontani per poter acquistare il nostro quotidiano L’Unione Sarda, vogliono comunque leggere il mio articolo di mercoledì scorso, accludo lo stamp qui sotto.
Si tratta di un breve commento, in chiave ironica, sull’importanza di far dormire i nostri figli, per il benessere psicofisico loro e anche nostro. La mia nana n.1 ha avuto un inizio molto travagliato in materia di sonno, perciò sull’argomento noi siamo molto sensibili!
Come sempre, i vostri commenti mi sono molto graditi, positivi o negativi che siano.

Ringrazio ancora una volta la giornalista Francesca Figus, per avermi offerto questa opportunità sulle pagine Extra del giornale, che è andata oltre ogni mia aspettativa

Mammadilettante sulla carta stampata

Succede che un giorno una giornalista giovane e capace ti chiede di scrivere un breve pezzo di commento per il principale quotidiano della tua regione, l’Unione Sarda, in virtù della tua qualifica di “blogger”, che mai come in questo periodo è stata immeritata (lo so, sono molto negligente nell’aggiornare il blog!).
Succede che tu lo scrivi, e cerchi di condensare in milleseicentobattutespaziinclusi perchè a 26 anni appena compiuti hai scelto di indossare l’abito bianco e incontrare davanti all’altare il tuo fidanzato neo-trentenne.
Eccolo qui, per voi, direttamente dalla pagina del quotidiano.

Succede che forse il pezzo è piaciuto, chissà, forse la giornalista Francesca Figus ci ha visto qualcosa, fatto sta che ti chiede di scrivere ancora per le pagine Extra del quotidiano, in edicola il mercoledì.
E come se tutto questo non fosse già abbastanza per far girare la testa, succede pure che il secondo pezzo sia un estratto del mio post sulla pinkification, che potete leggere qui. Un tema che, se non si fosse capito, mi sta molto a cuore visto che sono mamma di due bambine, alle quali la pinkification sembra riservare solo i ruoli tradizionali legati all’accudimento oppure quelli legati al mondo dello spettacolo. Come a dire: o fai la mamma, oppure la ballerina.
L’articolo di oggi potete vederlo qui sotto, oppure consultare l’edizione online o cartacea per le pagine complete.